Inauguro questo spazio parlando di quella che mi sembra una delle pellicole più visionarie degli ultimi anni: mi sto riferendo a Visitor Q (Bijitâ Q, 2001) di Takashi Miike.
La storia di questo film, uscito esclusivamente per il mercato dell’home video, è, per grandi linee, quella di un reporter squattrinato e della sua famiglia. Niente di che, direte voi. Sì, se non fosse che il protagonista ha rapporti sessuali abituali con la figlia, e per confezionare le sue inchieste riprende il figlio minore che subisce angherie dai compagni di scuola, mentre a casa la moglie si droga e si prostituisce. In questo contesto si inserisce per di più uno sconosciuto (il “visitatore” del titolo) che ha come simpatico hobby quello di dare pietrate in testa alla gente. Il riferimento a Teorema di Pier Paolo Pasolini (per la funzione dello “straniero”) mi sembra imprescindibile. Quello dipinto da Miike è dunque un quadro di assoluta devianza, che del resto si inserisce perfettamente nella sua poetica di rappresentazione dell’estremo e dell’atipico.
L’opera è un concentrato di elementi che puntano piuttosto scopertamente a “disturbare”, conditi da quell’ironia che i fan di Miike conoscono già, e che chi si avvicinerà a questo cineasta imparerà presto ad apprezzare o ad odiare.
Una cosa importante da sapere è relativa alla spaventosa prolificità di questo regista, il quale riesce a sfornare anche quattro-cinque lungometraggi l’anno, ovviamente tutti realizzati “low-budget” e girati in pochissimo tempo. Non opere della massima accuratezza, dunque, ma pellicole animate da idee di fondo assolutamente apprezzabili nella loro particolarità.
Scena da ricordare (ritratta anche nella locandina): l’uomo che succhia dal seno della moglie all’interno di una serra.
Di seguito un video con due scene tratte dal film:
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