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Parto da una considerazione spicciola: preferisco la locandina americana, di questo Paranormal Activity. Quella nostrana fa molto "horror fighetto" e anche un po' The Eye (molto a sproposito, nei confronti di quell'opera :D).
Detto ciò: il film l'ho visto già da alcuni giorni, ma mi sono riservato di attendere commenti che mi avrebbero fatto ridere. Commenti che puntualmente sono arrivati, senza neanche farmi attendere troppo. Ad ogni modo, evitando di scendere nei dettagli, già all'interno della sala stessa, poco dopo la proiezione: «E questo film ha terrorizzato l'America?», risatine nervose e stizzite, "bah" e commenti poco nobili; e ancora, su Facebook, gente indignata per un film così stupido, "bestia".
Certe volte, quando ci si appresta a vedere un film, un po' c'è da fidarsi. In questo caso, sapere che alla regia c'è Spike Jonze e uno degli sceneggiatori (oltre a Jonze stesso) è Dave Eggers, mi bastava.
E, in effetti, Nel paese delle creature selvagge non mi ha deluso.
L'archetipo, se mi si passa il termine, è il volume scritto e illustrato da Maurice Sendak, oggi ottantenne, nel 1963; la storia è quella del piccolo e "vivace" Max che, dopo aver ricevuto un duro rimprovero dalla madre, fugge di casa. Giungerà, su un'imbarcazione di fortuna, ad un mondo particolarissimo, in cui strane creature grandi grosse e pelose lo eleggeranno re.
Dove sono finiti i buoni vecchi gialli di una volta?
Prima (e forse meglio, ma questa prendetela giusto come una provocazione) in letteratura e poi nel cinema, il giallo è stato e continua ad essere, a volerlo far bene, un genere allo stesso tempo popolare e raffinato.
Esaurita questa (forse disfattistica) premessa, vorrei parlare oggi di Nodo alla gola, opera di Alfred Hitchcock, risalente al 1948, e interpretata (magistralmente), tra gli altri, da James Stewart, John Dall e Farley Granger.
Ispirato alla pièce teatrale di Patrick Hamilton, la quale si rifaceva a un fatto di cronaca nera, vale a dire il cosiddetto "omicidio Leopold-Loeb", l'assassinio di un bambino commesso nel 1924 negli USA da due giovani studenti omosessuali, in realtà ne coglie l'aspetto ...
Classicissimo zombie-movie, datato 1980 e firmato da Umberto Lenzi (regista di film come Roma a mano armata nel 1976, capolavoro del "poliziottesco" anni '70, e l'anno successivo a quello del film di cui stiamo parlando, di Cannibal ferox, cannibal-movie piuttosto patinato) Incubo sulla città contaminata è la storia di un aereo, atterrato inaspettatamente, dal quale vengono fuori degli zombie (gli effetti di trucco sono assolutamente ridicoli) assetati di sangue e che possono essere uccisi solo «se si distrugge la loro materia cerebrale».
Nulla di eclatante, evidentemente, per un lungometraggio che si inserisce a pieno titolo in un filone che tanta fortuna ebbe negli anni '70 e '80. B-movie con tutte le carte in regola: artigianalità rappresentativa, dialoghi risibili e un paio ...
A nove anni dal poco convincente The Gift, e a ben diciassette dal divertente L'armata delle tenebre, (terminate le riprese del quale era stata scritta la sceneggiatura di Drag Me to Hell) il buon Sam Raimi torna alla regia di un horror, e lo fa in grande stile.
Un horror dal ritmo serrato, intriso di grande ironia ed autocitazionismo, immerso in atmosfera da commedia: basterebbe questa frase per fornire tutti gli elementi fondamentali dell'opera. La storia è semplice, e vede una giovane funzionaria di banca, Christine Brown, negare una proroga alla scadenza della rata del mutuo ad una inquietante vecchietta, la quale si vendica lanciandole contro un'antica "maledizione".
Da accogliere favorevolmente lo script, depurato da ogni qualsivoglia tendenza all'introspezione o, peggio, all'indagine ...
Esiste un buon numero di opere cinematografiche (di genere) più che apprezzabili. Il profumo della signora in nero, lungometraggio del 1974 del misconosciuto Francesco Barilli, ne è un esempio.
Silvia Hackermann, interpretata da una eterea e inquietante (nonché all'epoca molto giovane) Mimsy Farmer, è una giovane chimica. La sua vita è segnata da un episodio dell'infanzia, legato alla morte della madre, che la condiziona nei rapporti interpersonali.
In particolare, quando cominciano ad avvenire strani fenomeni attorno a lei, si insospettisce, scivolando in una spirale dalla quale sarà difficile venire fuori.