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Antichrist

Scritto da: il 24.05.09 — 529 Commenti
Contestato (non a ragione, possiamo dire ora) a Cannes, finalmente l'ultimo lavoro di Lars Von Trier (di cui qualche tempo fa avevo postato il trailer) è arrivato nelle nostre sale. E il regista danese non si smentisce, ancora una volta. Nel rallegrarci per il conferimento del premio come Miglior Attrice alla bravissima Charlotte Gainsbourg, proviamo a rendere conto, seppure sommariamente, di un'opera così bella e altrettanto poco digeribile (quantomeno per lo spettatore "medio"). Von Trier mescola sapientemenente, nel suo calderone, pseudo-psicodramma, splatter, animismo, sesso, Medioevo, animali parlanti e un'introspezione coraggiosa. Poco pregio hanno, a nostro avviso, le accuse di misoginia mosse da più parti. La pellicola è solida, dal ritmo impopolare, suddivisa (espediente già utilizzato dal cineasta) in un prologo, quattro capitoli e un epilogo, e scandita dalle fasi di una particolarissima "elaborazione del lutto". La camera non inquadra mai in maniera "pulita", stazionando costantemente vicino ai volti dei protagonisti, acuendo ancora di più, la sensazione di ansia. Un must per i cultori di Von Trier; chi non lo ama, non inizierà a farlo da questo film.

La grande abbuffata

Scritto da: il 20.05.09 — 82 Commenti
La grande abbuffata è un film di Marco Ferreri del 1973, interpretato da Marcello Mastroianni, Michel Piccoli, Philippe Noiret e Ugo Tognazzi. Grossolanamente fischiato al festival di Cannes, stroncato da gran parte della critica (anche se poi ottenne grande successo di pubblico), racconta la storia di quattro distinti gentiluomini, i quali decidono di suicidarsi cibandosi di delizie culinarie, fino alla morte. Oltre al cibo, un altro elemento fondamentale, e che procurò la maggioranza delle critiche, è il sesso, molto presente all'interno di un plot che non si risparmia, né nella messa in scena e tantomeno nel linguaggio, spesso colorito. I quattro protagonisti danno il meglio; in particolare, Tognazzi e Mastroianni danno carne e ossa a due personaggi spaventosamente credibili. La pellicola scorre via per 130 minuti in un crescendo di ricerca della soddisfazione, del piacere sempre diverso, dei limiti della perversione. A dispetto di quanto potrebbe pensare lo spettatore intimorito dai pregiudizi, questo film volta molto in alto. Un motivo in più per scoprire (o riscoprire) un regista tanto bistrattato come Ferreri.

Ken Park

Scritto da: il 14.05.09 — 73 Commenti
Ken Park è un film del 2002, di Larry Clark ed Edward Lachman. Shawn, Claude, Peaches e Tate sono i nomi dei quattro protagonisti, adolescenti immersi nella noia della provincia americana. Si potrebbe quasi dire che sia proprio la noia, l'apatia, il perno attorno al quale ruota la pellicola. I quattro personaggi sono colti in una quotidianità che si dimostra tutto fuorché esaltante, fatta di litigi familiari, amicizie e amori di varia natura, sesso, restrizioni e voglia di emanciparsi dall'"oppressione dei modelli". È così che Shawn intreccia una relazione con la madre della propria ragazza, che Claude tenta di resistere alle prevaricazioni del padre alcoolista, mentre Peaches è soffocata dal fanatismo religioso e Tate vive, quasi in uno stato di "inedia esistenziale", assieme ai nonni. La regia di Clark, poco invasiva, lascia ampio spazio ad una sceneggiatura nella quale si respira l'aria della narrativa americana contemporanea, fatta di una sorta di spleen dei nostri tempi. Di esseri umani persi a contemplare show televisivi, scolando birra da una lattina.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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